L'ultima spremitura

L'ultima spremitura

Erano le due di notte quando sulle colline del Chianti e sulla valle del Rio di Tortoreto, si stava scatenando un temporale di enorme violenza. L’acqua aveva preso a scendere copiosa, sospinta da un vento impetuoso, che pareva voler strappare ad una ad una le ultime foglie rinsecchite dai rami degli alti pioppi. Il fragore dei tuoni era giunto improvviso arrivando a coprire i rumori forti delle macchine per mezzo delle quali si dava luogo alla spremitura delle olive. Armando, il titolare del frantoio volgeva gli occhi di continuo sull’unica finestra dell’ufficio per contemplare il niente facendo eccezione per le grandi gocce di pioggia che cadevano veloci lungo i vetri e che parevano lacrime versate dal cielo scuro. La strana sensazione di disagio che provava in quella notte si andava accentuando così come il forte temporale che aveva aggredito la valle. I suoi sguardi continui diretti verso la finestra erano il segno della paura di poter scorgere oltre il vetro un volto sconosciuto. Negli anni non erano avvenute rapine al frantoio, ma questo non escludeva la possibilità di poterla subire.
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