Strappi. Cani, (q)uore, corpo

Strappi. Cani, (q)uore, corpo

Questo libro è fatto di tre precisi strappi. Il primo è lo strappo della morte, quello che si presenta innanzi quando perdiamo qualcuno che amiamo in termini ineluttabili. È la scomparsa di Emma, l’amato pastore tedesco, che porta l’autrice a una autentica e profonda riflessione sulla morte. È in questo strappo, nell’istante che si porta via tutto, che la morte può rivelarsi in maniera nuova: non solo un vuoto a perdere, ma anche una forma di restituzione. Il secondo strappo non è metaforico. Le è stato strappato il (q)uore dal petto. Un trapianto. Perdere per ricevere. Perdere non solo un amore, ma sentirsi strappare anche l’organo con cui si ama. Che cosa è il (q)uore? Chi si diventa dopo aver perso il proprio (q)uore? Cosa significa essere battuti da un altro? Il terzo strappo che propone la filosofa è quello con tutta la tradizione filosofica che l’ha preceduta parlandoci del corpo in modo del tutto nuovo, secondo una prospettiva relazionale mai pensata prima. Lei che abita un corpo che è tenuto in vita dalla morte, lei che ha vissuto la morte per tornare alla vita. Quello proposto da Manuela Macelloni è un nuovo modo di fare filosofia che inaugura un nuovo genere, quello della “filobiografia” intesa come una filosofia incarnata, che si fa carne e che dialoga con la vita e che, parlandoci della quotidianità, svela dove si celi il senso della nostra dimensione umana.
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